Arbovirosi in Italia: cosa ci raccontano i dati a fine settembre 2026
Le arbovirosi tornano al centro dell’attenzione con i nuovi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità che monitora l’andamento delle principali infezioni trasmesse da zanzare e altri artropodi. Dengue, Chikungunya e Zika sono nomi che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere sempre più spesso e che, soprattutto durante la stagione estiva, sono spesso agli onori della cronaca anche nel nostro Paese.
L’ultimo aggiornamento disponibile offre una fotografia della situazione a fine settembre. Dal 1° gennaio al 29 settembre 2026 in Italia sono stati confermati 330 casi di Dengue, 28 di Chikungunya e 4 di Zika virus, senza alcun decesso. Ma rispetto alla fotografia che avevamo osservato durante l’estate emerge oggi una differenza importante: non tutti i casi sono associati a viaggi all’estero.
Per quanto riguarda la Dengue, infatti, 59 casi sono autoctoni (Lombardia, Toscana, Puglia, Veneto e Lazio) cioè riconducibili a una trasmissione avvenuta sul territorio italiano. L’ISS li collega a quattro focolai di trasmissione locale e a cinque ulteriori casi che, al momento, non risultano epidemiologicamente collegati agli altri. Per la Chikungunya è stato invece identificato un caso autoctono(Lazio), mentre i restanti 27 sono associati a viaggi all’estero. I quattro casi di Zika virus risultano tutti importati.
È una distinzione importante per comprendere correttamente i numeri. Le arbovirosi comprendono infatti diverse malattie causate da virus che possono essere trasmessi attraverso artropodi come zanzare, zecche e flebotomi. Nel caso di Dengue, Chikungunya e Zika, l’attenzione è rivolta in particolare alla Zanzara Tigre, Aedes albopictus.
I dati di settembre mostrano quindi con particolare evidenza il valore della sorveglianza: individuare rapidamente i casi importati e riconoscere l’avvio di eventuali trasmissioni locali permette di contrastare sul nascere e circoscrivere gli eventi epidemici quando è più facile estinguerli.

Arbovirosi e Zanzara Tigre: un rischio che aumenta con clima e globalizzazione
Per capire come possa verificarsi una trasmissione sul territorio italiano, è utile osservare cosa accade quando una persona contrae un’infezione all’estero. Nel caso di alcune arbovirosi, come Dengue e Chikungunya, il virus può essere trasmesso attraverso la puntura di una zanzara capace di veicolarlo.
È qui che entra in gioco la Zanzara Tigre, Aedes albopictus.
Originaria dell’Asia, questa specie si è progressivamente diffusa in Europa ed è oggi stabilmente presente in gran parte del territorio italiano. La sua capacità di adattarsi agli ambienti urbani e periurbani ne ha favorito una diffusione molto rapida: per riprodursi sono sufficienti anche piccole raccolte d’acqua, come quelle che possono formarsi in sottovasi, tombini, secchi o contenitori lasciati all’aperto.
La presenza della Zanzara Tigre, da sola, non determina però la circolazione di un virus. Perché si verifichi una trasmissione locale devono coincidere più condizioni: una persona infetta deve essere punta nel periodo in cui il virus è presente nel sangue e la zanzara, dopo aver acquisito il virus, deve poterlo trasmettere attraverso una nuova puntura. È una catena di eventi che non si verifica automaticamente, ma i 59 casi autoctoni di Dengue registrati a fine settembre mostrano come questa possibilità sia concreta anche nel nostro Paese.
Gli ultimi anni confermano un rischio epidemiologico reale. Nel 2024 erano stati confermati 741 casi di Dengue, di cui 238 autoctoni, mentre nel 2025 era stata soprattutto la Chikungunya a richiamare l’attenzione, con 472 casi complessivi, 384 dei quali autoctoni.
Prevenire è meglio che curare? La tecnica del Maschio Sterile
Di fronte a uno scenario come quello attuale, la prevenzione delle arbovirosi passa dal controllo delle popolazioni di Zanzara Tigre, che nei mesi estivi raggiunge densità molto elevate, nonostante le misure di lotta adottate dagli enti preposti. Ridurne la densità del vettore significa infatti diminuire il rischio di innesco di eventi epidemici, oltre che rendere più accettabile vivere all’aria aperta.
Accanto alle azioni più conosciute, come l’eliminazione dei ristagni d’acqua e i trattamenti larvicidi, negli ultimi anni sta trovando sempre maggiore spazio la tecnica del maschio sterile, o SIT – Sterile Insect Technique. Il principio su cui si basa è tanto semplice quanto particolare: contrastare le zanzare liberando nell’ambiente altre zanzare.
I maschi di Zanzara Tigre vengono allevati, separati dalle femmine e resi sterili attraverso procedure controllate. Una volta rilasciati, si accoppiano con le femmine presenti sul territorio, ma da questi accoppiamenti nascono uova sterili. Ripetendo i rilasci nel tempo e in quantità adeguate rispetto alla popolazione selvatica, è quindi possibile contribuire progressivamente alla riduzione della densità della Zanzara Tigre nell’area interessata. I maschi si sa sono innocui e rendendoli sterili diventano anche utili.
Su questo fronte il Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” (CAA) lavora da anni allo sviluppo e all’applicazione della tecnica SIT. L’esperienza maturata ha portato CAA non solo a condurre interventi e sperimentazioni sul territorio, ma anche a rendere disponibile la fornitura di maschi sterili alle imprese di disinfestazione professionale, favorendo così un utilizzo sempre più operativo della strategia SIT nella gestione urbana della specie.
Contenere la Zanzara Tigre significa quindi agire contemporaneamente su più livelli: eliminare le condizioni che ne favoriscono la riproduzione, monitorarne la presenza e integrare, dove possibile, strumenti innovativi e mirati come la tecnica del maschio sterile. Il tutto con azioni che non hanno risvolti negativi per la salute pubblica e l’ambiente.
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