L’orto botanico come ponte tra passato e presente
Un orto botanico è un semplice giardino o può essere considerato un testimone chiave che connette passato e presente? L’archeobotanica aiuta a rispondere a questa e a molte altre domande attraverso lo studio della relazione profonda tra le piante e le società. Si tratta di un campo di ricerca esplorato dal Centro Agricoltura Ambiente “Giorgio Nicoli” di Crevalcore, che è operativo anche attraverso un Laboratorio che costituisce il centro vitale negli studi che uniscono palinologia, archeobotanica e aerobiologia.
L’analisi di semi, pollini e resti vegetali conservati nel tempo permette non solo di poter ricostruire abitudini alimentari e usi delle civiltà del passato, ma anche aspetti legati alla cultura, al tempo libero e alla cura del paesaggio. In questo contesto, l’orto botanico si configura come custode di biodiversità e sapere.
L’orto botanico è un presidio di sostenibilità
L’orto botanico è un luogo dove le piante vengono coltivate, conservate e studiate, ma anche dove le persone imparano a conoscere la storia.
Nati nel XVI secolo come spazi per la coltivazione delle “piante officinali” a scopo medico e scientifico – come nel caso del celebre Orto Botanico di Padova, oggi patrimonio UNESCO – gli orti botanici si sono evoluti nel tempo, fino a diventare centri di ricerca ed educazione ambientale.
In un periodo storico segnato dal cambiamento climatico, l’orto botanico riveste una funzione scientifica, culturale e sociale e rappresenta un vero e proprio presidio di sostenibilità in quanto:
- preserva specie vegetali minacciate;
- promuove varietà agricole tradizionali;
- offre alla comunità e ai visitatori strumenti concreti per comprendere il legame tra natura, cultura e territorio.
Iniziative come orti didattici, giardini storici e percorsi multisensoriali rendono l’orto botanico un luogo dove il passato incontra il presente, soprattutto quando entra in dialogo con discipline come l’archeobotanica.
Comprendere il presente con un approccio multiproxi
Uno studio recente, pubblicato sul Journal of Archaeological Science (Langgut et al., 2025), ha mostrato come l’impiego di un approccio multiproxi – che integra analisi di macroresti vegetali, pollini, fitoliti e dati stratigrafici – permetta di ricostruire con grande precisione i giardini del passato, restituendone non solo la composizione botanica, ma anche le funzioni simboliche, alimentari e ornamentali.
Questa metodologia permette di superare i limiti di ogni singolo indicatore, distinguendo ad esempio tra specie coltivate intenzionalmente e piante spontanee, tra funzioni alimentari, decorative o rituali, e tra stagionalità d’uso e permanenza delle specie.
Sebbene la ricerca si concentri sui giardini antichi, i principi metodologici e interpretativi proposti possono essere applicati anche agli orti botanici contemporanei, che si configurano sempre più come spazi di narrazione e restituzione della storia vegetale.
Attraverso giardini tematici, ricostruzioni storiche e collezioni dedicate a specie antiche, l’orto botanico diventa un luogo privilegiato per rendere visibili i risultati delle ricerche archeobotaniche, traducendoli in esperienze accessibili, educative e partecipative.
Tag
Articoli più letti
- L’orto botanico come ponte tra passato e presente
- Islanda, arriva la prima zanzara: trovata Culiseta annulata
- Lo scarabeo giapponese: il piccolo grande nemico dei nostri giardini
- L’uso dell’Intelligenza Artificiale in entomologia medica: il progetto MosAICo
- Culex pipiens e Culex juppi: una nuova sfida entomologica


Seguici sui social