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14 Gennaio 2022AGROECOLOGIA

Archeobotanica: perché è così importante conoscere le piante del passato

L’archeobotanica è la scienza che studia i resti botanici rinvenuti nei siti archeologici.

L’obiettivo principale di questa disciplina è determinare l’evolversi della relazione tra uomo e ambiente, studiando i cambiamenti subiti dal paesaggio vegetale nel corso del tempo.

Uno studio approfondito delle piante del passato è infatti importante per comprendere come è cambiato il paesaggio naturale che ci circonda.

Qual è stato l’impatto dell’uomo sull’ambiente? Quanto e come è cambiata la composizione della vegetazione in un’area specifica nel corso del tempo? Qual è il significato bioclimatico delle piante? Quali piante utilizzava l’uomo e per quale scopo?

L’archeobotanica cerca di rispondere a tutte queste domande, prendendo in esame diversi siti archeologici e studiando i reperti vegetali rinvenuti nei contesti indagati.

L’archeobotanica e lo stretto legame tra uomo e ambiente vegetale

Archeobotanica

La ricostruzione delle relazioni tra uomo e piante del passato è indispensabile per comprendere l’evoluzione delle società antiche: sapere da dove veniamo è sempre necessario per capire verso dove siamo diretti.

Del resto, la vita dell’uomo è da sempre condizionata dal contesto ambientale che lo circonda e che, a sua volta, viene continuamente modificato dalle sue attività.

Da qui la necessità di ricostruire il paesaggio antico come entità dinamica e viva nel tempo, andando a “leggere” la continua e progressiva evoluzione prodotta dalle trasformazioni intercorse dall’uomo nei vari periodi storici.

In natura esistono reperti vegetali capaci di conservarsi quasi perfettamente nel tempo, depositati nel suolo o inglobati nei sedimenti così da costituire dei veri e propri “archivi naturali”.

Lo sviluppo della civiltà umana si dimostra perciò strettamente correlato all’evolversi dell’ambiente vegetale. Il paesaggio culturale complessivo diventa, infine, il vero protagonista degli studi archeobotanici.

Polline e spore: i protagonisti di una scienza complessa e affascinante

archeobotanica

Polline e spore di felci sono importanti protagonisti dell’archeobotanica: attraverso lo studio delle loro caratteristiche morfologiche è infatti possibile individuare la pianta madre dalla quale derivano.

La disciplina che si occupa dello studio dei granuli pollinici e delle spore di felci prende il nome di archeopalinologia ed è in grado di ricostruire dettagliatamente un’immagine fedele della vegetazione che caratterizzava il contesto archeologico di riferimento.

Oltre all’archeopalinologia, l’archeobotanica si avvale di altre due discipline specialistiche: l’archeocarpologia e l’archeoxilo-antracologia.
L’archeocarpologia studia i semi e i frutti sia delle piante coltivate dall’uomo, sia di quelle spontanee, cresciute nel sito archeologico.

L’archeoxilo-antracologia invece si concentra sullo studio dei legni e dei carboni, con l’obiettivo di ricostruire l’immagine della vegetazione arborea e arbustiva dei tempi antichi. Inoltre, individua le specie utilizzate in passato dall’uomo per costruire manufatti e strutture abitative.

Le analisi archeobotaniche si sono rivelate fondamentali per fornire elementi necessari alla ricostruzione del paesaggio culturale e vegetale nei diversi contesti archeologici indagati. Hanno infatti permesso l’acquisizione di importanti informazioni sul clima, sulla topografia del territorio e sulle relazioni dinamiche tra uomo e piante del passato.

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